Descrizione
1913. LItalia diventa il sesto Paese al mondo nel rapporto elettori/abitanti e sopravanza Inghilterra e Francia. Nove milioni di cittadini vengono convocati alle urne, metà dei quali analfabeti. Considerati per anni come teppa o plebaglia, questa folla viene percepita dalla classe dirigente conservatrice e progressista come una moltitudine apolitica. Daltronde, il voto alle masse muta irreversibilmente la scena pubblica finendo per condizionare tutti i soggetti che finora lhanno dominata. Lirruzione del popolo escluso proietta sullintero sistema interrogativi intorno a grandi questioni come la legittimità, lesigenza di costituire un partito della borghesia, il rapporto fra esecutivo e assemblea, limperatività del mandato parlamentare, la strategia comunicativa e, infine, i costi della politica. Temi di vitale importanza non solo per intellettuali ed accademici, ma soprattutto per gli «invisibili» di Montecitorio che rappresentano quella pletora di notabili la cui presenza si è sempre rivelata funzionale alla tenuta dellassetto istituzionale.





