Descrizione
«La censura, religiosa e no, ha radici antiche. Tutti i numi tutelari della nostra letteratura, da Dante a Tasso passando per Petrarca e Ariosto, hanno dovuto farci i conti. Come ricorda questo saggio documentatissimo. Dove incontriamo papi e cardinali: per scoprire che, in fondo, all'Indice sarebbero dovuti finire loro» - Paolo Mauri, Robinson
Anche se gli indici romani dei libri proibiti del Cinquecento registrano un numero esiguo di autori e di opere letterarie, gli interventi sulla letteratura di svago furono molto ampi. Dalla novellistica al romanzo cavalleresco, al poema biblico, alla satira: i censori individuavano ovunque segni di anticlericalismo, lascivia e oscenità, o commistione fra sacro e profano, fra pagano e cristiano. Il libro ricostruisce i meccanismi che portarono alla distruzione di un vastissimo patrimonio culturale, alla manipolazione di opere mediante lespurgazione, a profonde trasformazioni di generi letterari, come pure alla prassi dellautocensura. Se lo scopo dellazione repressiva era la moralizzazione dei fedeli, non vi è dubbio che, unita alla rimozione della Sacra Scrittura e dei libri di contenuto biblico in volgare, alla liturgia e alla recita delle preghiere in latino, essa consentì alla Chiesa di esercitare più facilmente il suo potere sulle menti e sulle coscienze, riducendo i fedeli a «minorenni perpetui».





